Le pensioni, per esempio

L’iniziativa messa in campo dai “quarantenni” del Partito democratico riscuote attenzione e suscita anche qualche speranza in chi aspira a una dialettica politica meno ripetitiva e meno ossessionata da campagne personalistiche. La loro critica alla prevalenza della retorica e del continuismo nella tattica di Pier Luigi Bersani coglie nel segno, ma la loro auto candidatura, per ora solo virtuale, ad assicurare il ricambio del gruppo dirigente richiede anche altro.
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9 AUG 20
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L’iniziativa messa in campo dai “quarantenni” del Partito democratico riscuote attenzione e suscita anche qualche speranza in chi aspira a una dialettica politica meno ripetitiva e meno ossessionata da campagne personalistiche. La loro critica alla prevalenza della retorica e del continuismo nella tattica di Pier Luigi Bersani coglie nel segno, ma la loro auto candidatura, per ora solo virtuale, ad assicurare il ricambio del gruppo dirigente richiede anche altro. Chi si prefigge di competere per guidare una grande formazione politica, specie in tempi difficili come quelli che assillano l’Italia, deve esplicitare proposte di merito, che non possono che essere impegnative e tutt’altro che demagogiche. Da questo punto di vista la prospettiva indicata dai quarantenni è ancora monca. Cosa pensano della riforma delle pensioni? Che idea hanno dell’equilibrio fiscale da raddrizzare? Come pensano di gestire il deficit sanitario? Che misure di stimolo alla crescita hanno in mente?

Sono domande ardue,
ed è facile rispondere che anche nella maggioranza su questi temi regna la confusione e che l’attuale gruppo dirigente del maggior partito di opposizione si limita a denunce propagandistiche. Un gruppo dirigente alternativo, però, non può accontentarsi di stare allo stesso livello di quello che intende sostituire. Finché resterà in questa sorta di limbo susciterà interesse negli insoddisfatti, insofferenza tra i militanti che considerano dissidenze le critiche, ma non acquisirà il profilo che per primo caratterizza un gruppo dirigente: la capacità di riscuotere fiducia sulle sue proposte costruttive, non solo sull’esigenza di ricambio (per non dire rottamazione) dei vertici. Qualcuno dirà che non si può chiedere troppo a gruppi che ancora si muovono un po’ a tentoni, che non sono coordinati tra loro e che non sono d’accordo neppure sulla leadership alternativa da proporre. Tutto vero e tutto giusto, ma la situazione odierna dell’Italia richiede a tutti assunzione di responsabilità e coraggio politico. Nessuno nega che anche sviluppare apertamente una critica abbia richiesto e richieda coraggio, e proprio per questo sembra lecito porre oggi il problema del passo successivo, quello delle scelte di merito in positivo, che diano una proiezione alla “pars destruens” che da sola non basta se non a creare imbarazzo negli avversari interni.